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Alba di Pioggia

venerdì 11 aprile 2008 by Asterione


Ed in un istante e' arrivata l'alba. Ma e' un'alba senza sole ne' calore. Un'alba di pioggia, sopra la citta' che inonda il cuore e raffredda l'anima.
La notte si sta sciogliendo addosso ai palazzi, scivola sulle strade lucida e luccicante, mentre io sto qui.
Sto.
Fermo immobile, appena fuori dal portone, la pioggia mi sorprende ricoprendomi il viso.
E non so cosa dire.
Non ho parole, le cerco, le voglio. Vorrei che una sola di esse potesse uscire dalle labbra serrate, in un grido o in un sussurro, una parola che sciogliesse
il macigno che sento sul cuore e sullo stomaco. Ma non arriva. Solo il ticchettio sommesso della pioggia, qualche auto in lontananza a rimarcare la mia solitudine, la solitudine della strada, la solitudine della notte. Quando ti metti alla prova, sei sempre certo di sapere come reagirai. Quello che sentirai. E ogni volta la vita ti rinfaccia la tua capacita' di sorprendere te stesso. Perche' la verita' e' che neanche noi stessi conosciamo davvero i sentieri profondi dei nostri sentimenti, dei nostri cuori, delle nostre emozioni. Ci illudiamo di poterli comprendere, gestire, misurare, dominare. E cosi', io ora non so bene cosa provare. Cosa lasciarmi dire dal mio spirito, cosa lasciar pronunciare alle mie parole interiori. Da dove iniziare il mio monologo.
E' gia' frustrante non trovare le parole quando si parla con qualcuno, rimanere li' come un idiota con i tuoi pensieri nella testa ed un muro spesso e grigio a tenerli
ben isolati dal mondo. Ma quello che mi fa davvero rabbia e' non trovare delle parole da dire a me stesso. C'e' solo una mestosita' ampia e immobile, ed una sensazione di impotenza che non riesco a sopportare.
E poi la sostanziale inadeguatezza che sento nelle mie parole. Mi sento totalmente incapace di trasmettere quello che provo, in quale misura e in che modo lo provo. Ed ho una paura terribile che in questa lunga notte anche una sola parola possa essere spesa invano, o sia sacrificata sul sacro altare dell'incomprensione. Tutto quello che vorrei ora e' un secondo, quel secondo che ti ho detto, quel secondo per mostrarti l'universo che vive dentro me. Per mostrarti che la gioia, il dolore, l'umanita' e l'amore possano vivere in questa terra che e' il mio cuore, ma non possono farlo senza un'alba di sole. Sole vero e puro, come solo un 9 d'Aprile puo' darti. E per farti ricordare quello che siamo e che potremmo essere, senza necessariamente rifarci a quello che eravamo ieri.
Un secondo.
E poi anche il silenzio.
Un silenzio grande come quello di stanotte, irreale, un silenzio che rimbomba dentro ilcuore e che sbiriciola il coraggio e le certezze.
Ed alla fine un pensiero, uno solo, rimane.
Ieri era il 9 Aprile.
solo Ieri.
Eccola la fatidica goccia che fa trabboccare il vaso. Solo che non e' una sola, ma una sequenza infinita di minuscole gocce di vita. Una pioggia lenta e sottile che cade sopra ogni cosa, in questo mondo. Sopra un sentiero di petali di rosa, sopra le luci di Roma di notte, sopra i sogni dei giovani e le promesse degli amanti, sopra una serenata mai cantata, sopra tulipani e biancospino.
La pioggia che io ho eternamente dedicato a te, in pochi versi di poesia.
Pioggia, pioggia eterna e fresca che ricopre il mondo lasciando solo un dolce profumo di terra umida e fiori bagnati. Un odore che stanotte, non mi appartiene.

“Alba di Pioggia”